Toccare

The White Dance
ph Sara Melti, courtesy Milanoltre

ph Sara Melti, courtesy Milanoltre

ph Andrea Macchia

ph Andrea Macchia

ph Sara Melti, courtesy Milanoltre

ph Sara Melti, courtesy Milanoltre

ph Sara Melti, courtesy Milanoltre

ph Sara Melti, courtesy Milanoltre

sabato 5 dicembre 2020, ore 21 - Teatro Galli - E' BAL. Palcoscenici romagnoli per la danza contemporanea


 

Toccare é uno stato dell’esistente, ha a che vedere con la vita delle forme e la possibilità che esse hanno di trovare una misura, di posare i corpi nello spazio con sobrietà. TOCCARE the White Dance, nel suo pensiero coreografico intende mettere in atto un’esperienza estetica che riveli la potenza del toccare come gesto fondante il mondo, quello sensibile dei corpi ma anche quello della materia insensibile, la semplice intimità di un sentire radicalmente aperto. Questo primato del toccare è da intendersi nell’ambito di un pensiero per il quale il tratto saliente dell’esistenza è il suo essere singolare-plurale, riconoscere che siamo sempre già a-perti all’altro dall’interno così come dall’esterno. Toccare l’altro significa toccare tutti i possibili altri, inclusa la propria persona, incluso l’insensibile nel sensibile, significa ripensare radicalmente la natura dell’essere e del tempo. Il toccare é dunque inteso come un approssimarsi al mondo di un soggetto che è infinita esposi-zione. L’esser qui fianco a fianco nella composizione dei corpi senza prevedere il ritorno presso di sé, com-muovere l’estensione ed estendere l’emozione in una simultaneità che coincide con l’esistenza stessa. Corpi che toccano dunque e così facendo si fanno carne, ma é un tocco distaccato, é un gesto del toccare senza dominio, come incantato in una potenza espressiva che ingloba su di sé tutti gli sguardi di un intermezzo e-statico.
Non esercitare tutto il potere di cui disponiamo, vuol dire attivare una presa che non possiede. Disinnescare la tirannia di un corpo colonizzato dal perenne profitto, vuol dire esercitarsi ad un movimento che é conta-giosamente e gioiosamente vivo. La riattivazione di un corpo erotico dismesso dal narcisismo hyper sessua-lizzato che costruisce architetture d’isolamento é un problema politico ma é soprattutto una responsabilità comune e senza calcolo che condividiamo con tutti gli oggetti umani e non umani, é una dimensione estetica  che ci mette in contatto con la pienezza del nulla che sta al cuore della materia e con le qualità sensuali di un mondo che non é più Mondo, per un’ecologia senza ritorno.


La creazione si sviluppa in sinergia con la riscrittura di Les Pièces de clavecin de Jean-Philippe Rameau a cura del compositore Ruggero Laganà, in una dimensione musicale materica e astratta, trasfigurata dal contesto iniziale, ma caratterizzata dalle qualità insite nel modello Settecentesco. Il Traité de l’harmonie réduite à ses principe naturels di Rameau del 1722, preannuncia una nuova concezione della musica come linguaggio e-spressivo non solo delle emozioni e sentimenti individuali, ma della divina e razionale unità del mondo.
La pièce é pensata per  4 corpi danzanti coinvolti in una danza senza soluzione di continuità, una composi-zione tattile in puro abbandono di se stessi, una ‘danza da camera’ che mette a nudo una tecnologia fatta di precisione analitica e contrappunto cinetico. Il numero 4 é manifestazione di ciò che è concreto, immutabile e permanente ed ha la sua espressione geometrica nel quadrato, che ben rende tutte le sue caratteristiche. È il numero della materia, del moto e dell’infinito, rappresentando sia il corporeo che l’incorporeo. The Whi-te Dance la coda del titolo evoca sia il famoso The White Album dei Beatles che, reduci dalla trasferta in In-dia e dall’esperienza della meditazione trascendentale, composero nel 1968 uno degli album più variegati del gruppo, di pura sperimentazione, sia il termine Ballet Blanc, usato per indicare una particolare sezione del balletto nel quale dominano creature diafane e immateriali, rappresentate nel costume da abiti bianchi.